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Eros e Britney: l'evoluzione può attendere

Commedia satirica
di Federica Bisegna

con

Federica Bisegna
Vittorio Bonaccorso
e gli attori della compagnia
Maison GoDoT

Note di regia

“Oggi, più che mai in qualsiasi altra epoca storica, l'umanità si trova a un bivio. Una strada conduce alla disperazione più assoluta; l'altra, alla totale estinzione. Preghiamo il cielo che ci dia la saggezza di fare la scelta giusta.”
(Woody Allen)



Qualche anno fa Federica Bisegna si cimentò nella scrittura originale di una caustica satira sulla società in genere e, in particolare, sulla città di Ragusa. Lo spettacolo che ne scaturì dal titolo La città che… non vorrei era un grido di “disperazione” – anche se in forma comica – nel quale Federica ritornava a dar voce al suo alter ego: Anastasia Goffredini, stereotipo della grande attrice, a tratti grottesco e autoironico, impegnata a portare avanti la sua attività artistica, teatrale e culturale. Il personaggio raccontava del suo rapporto con “la città” e i suoi abitanti: amministratori, insegnanti, funzionari, cittadini comuni, allievi, giornalisti, “colleghi”.
Questa volta Federica pone al centro del suo nuovo copione due “nuovi mostri”: Eros e Britney. Lui (dal nome altisonante e quasi poetico, da dio dell’amore e della seduzione, dato però a un buzzurro che di elegante e romantico ha ben poco) è un buzzurro, spaccone e convinto di essere irresistibile. Parla a voce alta, pensa poco e ha una risposta ignorante per qualsiasi cosa. Si dà arie da grande seduttore, ma è più goffo che affascinante. Vive di luoghi comuni, battute volgari e convinzioni tutte sue.
Lei (con un nome preso dal mondo delle popstar e della cultura televisiva, scelto probabilmente perché “fa figo” senza sapere bene cosa significhi. Per una troglodita ignorante diventa un nome ostentato, moderno e completamente fuori contesto) altrettanto rozza e ignorante, ma con una sicurezza ancora più sfacciata. Crede di sapere tutto, anche quando non ha capito niente. È vanitosa, pettegola e aggressiva, sempre pronta a correggere gli altri con informazioni completamente inventate.
Insieme formano una coppia e una famiglia di “nuovi trogloditi”: primitivi nei modi, modernissimi solo nei nomi. Attorno a loro una carrellata di situazioni che indicano in che misura la realtà possa sovente superare la fantasia quanto a paradossi. Attraverso queste due figure – specchio di una “involuzione” – si sottolinea quello che ormai è il deteriorato rapporto tra la famiglia e la società, la politica e il costume. Uno sguardo cinico e dissacrante su quella che una volta era l’istituzione sacra e che oggi, purtroppo, ha perso la sua centralità perché privata di quei valori etici, morali e religiosi su cui era fondata da secoli.
Rispetto ad allora la situazione non è cambiata molto, anzi, si può dire che è solo peggiorata. Da qui l’idea di scrivere un altro testo satirico, divertente, dissacrante, feroce (come può e deve esserlo la comicità), per sottolineare i molti vizi e le poche virtù di una collettività allo sbando. Attraverso la risata e il buon umore chiediamo agli spettatori di riflettere su tutte le storture di un’umanità che malvolentieri vuole guardarsi allo specchio. Noi, più che uno specchio “che riflette” offriamo “una lente che ingrandisce”, con la quale marcare difetti e abitudini sbagliate, nel solco di una satira pungente, graffiante e mai scontata.


Vittorio Bonaccorso