Il pubblico su "Bayt: la casa negata"
Il pubblico su "Bayt: la casa negata"
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Danilo Amione
“Il dramma palestinese tra Poesia e Teatro.
"Bayt-La casa negata", di AA.VV.
Compagnia Godot, di Bisegna e Bonaccorso.
Maison Godot, Ragusa.
Progetto e adattamento testi di Federica Bisegna.
Costumi di Federica Bisegna.
Scena e regia Vittorio Bonaccorso.
Con Federica Bisegna, Vittorio Bonaccorso, Benedetta D'Amato, Tiziana Bellassai, Lorenzo Pluchino, Rossella Colucci, Alessandra Lelii, Ginevra Cilia, Marco Cappuzzello, Leonardo Cilia.
Attraverso brani di romanzi e poesie dei più grandi autori palestinesi di sempre, tra cui Ghassan Kanafani e Mahmoud Darwish, splendidamente adattati da Federica Bisegna, Vittorio Bonaccorso realizza una mise en espace di grande valore culturale e politico, che raggiunge vette assolute di lirismo e coinvolgimento emotivo. Il tutto a ricordare la tragedia di un popolo, quello palestinese, la cui Storia continua, ostinatamente, nonostante i reiterati tentativi di annientamento, che si protraggono fino ad oggi, alla faccia di una tregua attuata solo sulla carta. Il conflitto israelo-palestinese è stato raccontato da questi grandi letterati arabi non come qualcosa di episodico a cui legarsi per rivendicare unilateralmente giustizia e libertà, ma come occasione per ribadire i grandi principi di umanità che dovrebbero governare il mondo intero, se soltanto gli uomini si rispettassero per quello che sono. Bonaccorso ha dato vita ad una sorta di materializzazione di questi inarrivabili versi attraverso i corpi attoriali, creando così uno spazio fittizio, quello del palcoscenico, in cui finalmente uomini e donne palestinesi potessero liberamente esprimere le loro sofferenze e i loro dolori insieme alle loro speranze e ai loro desideri più intimi e assoluti. Il pubblico ha così assistito ad una sorta di grande Messa, con la poesia a fungere da preghiera rivolta non rivolta ad un Dio ma all'Uomo che si è allontanato dai valori che lo contraddistinguono come essere pensante e dotato di sentimenti. Il valore universale della parola non ha confini, siamo tutti chiamati a darne testimonianza tangibile. Non uno uomo si salverà, se soltanto un uomo verrà ucciso, al di là del suo essere colpevole o meno. La terra per i palestinesi è fatta del sangue dei propri avi, così come per gli israeliani, perchè per essa entrambi questi popoli hanno dato la vita, e l'unica soluzione a questo sterminio ancora in atto sarà unire questa terra facendola attraversare da un unico fiume di sangue, che ridia vita e fertilità a chi la abita, per parafrasare i grandi scrittori israeliani, citati sulla scena, David Grossman e Amos Oz. Questi prodigiosi testi in lingua araba possono essere paragonati per intensità lirica e passione civile ai grandi testi dei tragici greci, capaci di affrontare il tema della guerra riportandolo dentro l'alveo, non contingenziale, del concetto di umanità sconfitta, che potrà trovare una rivalsa, pena la sua definitiva sparizione, solo dentro le ragioni del riconoscimento dell'altro come portatore di diversità essenziali alla sopravvivenza stessa dell'Uomo. La prevaricazione non può che condurre alla guerra, come recita uno dei brani più intensi rappresentati, non come diretta conseguenza vendicativa ma come necessaria conclusione ad una follia impossibile da reggere per qualsiasi essere umano. Straordinaria tutta la Compagnia GoDoT nel tenere per quasi due ore il pubblico sospeso tra emozione e commozione, realizzando uno spettacolo memorabile per intensità e coinvolgimento. Prossime repliche, da non perdere assolutamente, 12-13-14 dicembre.”
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Roberto Farruggio
…. e dell’indifferenza, lo sai, ne faccio a meno… son sempre stato senza vivendo sopra un treno, però mi son fermato sono sceso e ripartito…. ma forse questo viaggio vorrei farlo insieme a chi… … Vorrei farlo insieme a chi sappia cosa sia esattamente l’indifferenza, e la combatta, a proposito per esempio dello spettacolo Bayt La Casa Negata in scena alla #maisongodot oggi, domani e domenica. La storia è piene di indifferenti o di egoisti, che forse sono la stessa cosa. L’unico posto in cui l’egoismo o l’indifferenza non hanno cittadinanza è il teatro (probabilmente molti che lo fanno non sono d’accordo con questa mia affermazione, spiegherò dopo il suo significato, per quanto personalmente mi riguarda). E del Teatro, ormai mi avvalgo da tanto tempo, del suo abbraccio, del suo respiro, del suo odore e di tutto ciò che esso insegna. Non avevo mai avuto Maestri di Teatro fino a 11 anni fa quando, in un ampio Teatro di rosso vestito, conobbi Georges Perec con il suo L’Aumento. Da lì un viaggio quasi mai più interrotto insieme a dei compagni da cui ho imparato molto, come un lungo corso universitario che non termina mai e in cui essere fuori corso è probabilmente la massima onorificenza che possa spettare a uno studente. Da Perec in poi ho potuto pian piano capire alcune cose che fino allora credevo di aver capito ma non ne restavo affascinato ma “indifferente”. Ed era proprio così, non ti curar di loro ma guarda e passa, avrebbero potuto apostrofarmi in strada. Lentamente ho poi capito per esempio che la scrittura è una delle cose più importanti che possano riguardare l’uomo e, di conseguenza, la lettura. Dicono che la lettura sia il modo migliore per convivere con la propria solitudine, eppure con un libro accanto pare di non essere mai soli. Se poi questo libro appartiene ai massimi rappresentanti della letteratura mondiale, allora il dado è tratto. Cioè, e spiego qui la mia personale verità su egoismo e indifferenza (e pensare che lo stesso Perec ne fa quasi un manifesto nel suo “Un uomo che dorme”) che non trovano posto all’interno di un teatro, perché esso è come una grande aula, grandissima, in cui ogni suo spettatore, benché si trovi accanto a un altro spettatore alla sua destra e alla sua sinistra, è solo davanti a un autore, o meglio, si trova quasi proiettato sul palco in cui volteggia l’anima dell’autore e su cui gli attori recitano, il regista dà le sue direttive, i costumi lo fanno vivere in un certo periodo storico, le musiche sobbalzare all’unisono con il testo della rappresentazione. Lo spettatore è un tutt’uno con il teatro, la sua ribalta, le sue quinte, le sue luci, i suoi oggetti di scena, le sue scenografie, ma non è solo. Egli è insieme a chi in questo meraviglioso mondo lo accompagna per mano, coloro che fanno da ponte con il fantastico mondo dell’Arte, della Letteratura, attori, attrici, regista, scenografo, costumista, addetto alle luci e alla fonica… che per me hanno nome, cognome e indirizzo, Compagnia GoDoT, via Carducci n. 265, Ragusa! In 11 anni, da Perec fino agli ultimi autori, ahimè, palestinesi, passando per il Satie ammirato ed ascoltato con le sue noti grevi, leggere, volanti eseguite dal M° Cavalieri qualche settimana fa alla Maison Godot e accompagnate da pantomime, dai disegni di Charles Martin e dai quadri di Vittorio e Federica a testimonianza già essi stessi di quell’egoismo e indifferenza di cui la società di allora ed attuale è ormai pregna da secoli, forse da millenni, la Compagnia Godot è stata artefice di un intrattenimento mai fine a se stesso di cui dobbiamo esser grati tutti. Fino agli ultimi autori palestinesi, scrivevo sopra, cioè Bayt La Casa Negata in cui l’aberrazione umana tocca ancora il massimo in barba alla certezza di qualsiasi diritto, umano, giuridico, internazionale che, a detta di qualcuno, vale quel che vale. Ecco dunque che l’Arte Palestinese, che “sapevo di non sapere” prima che la Compagnia GoDoT, il Prof. Danilo Amione me la svelassero, diventa la balaustra per proteggere, in un luogo come il Teatro, l’umanità che ci contraddistingueva fino a… fino a… no… in effetti non so scrivere fino a quando l’Umanità sia appartenuta al genere umano, sembra mai in duemila anni di storia. Ecco dunque, e torno al quesito di cui sopra, perché nella sacralità di un luogo come il Teatro non possa esistere l’indifferenza, non può esistere se accettiamo che esso è luogo di Verità Assoluta, in barba alle piccolissime verità dei politici e di chi si occupa in generale della cosa cosiddetta pubblica divenuta, strada facendo, sempre più privata. E così, le facce di quegli pseudo politici che corredano stavolta, ahimè, queste mie parole diventano illustrazioni comiche di un mondo e un’umanità che, all’infuori del Teatro, dimostrano sempre più di essere au contraire. Nel mio io, nella mia piccola Bayt ancora da accudire e che crescono grazie alle Verità del Teatro, voglio sempre rifugiarmi insieme a quanti credano alla sua enorme potenza di cambiarci in meglio.
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Joana Mankolli Memushaj
BAYT. La casa negata è uno spettacolo che colpisce per l’interpretazione intensa e profonda, capace di restituire con sensibilità la realtà di Gaza e il dolore della guerra tra Palestina e Israele. La scena diventa spazio di memoria e poesia, dando voce agli autori palestinesi i cui sogni sono stati interrotti, ma non cancellati.
La parola risuona come atto di resistenza culturale: ogni verso, ogni gesto porta con sé la dignità di un popolo che continua a cercare casa, identità, futuro.
Straordinario il lavoro della Maison GODOT, che cura lo spettacolo con attenzione rigorosa e grande delicatezza, trasformandolo in un ponte necessario tra arte, testimonianza e umanità.
BAYT non si guarda: si attraversa — e resta dentro a lungo. Grazie alla Compagnia GoDoT Federica Bisegna Vittorio K. Bonaccorso
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Giorgio Massari
Bayt , la casa negata. La compagnia Godot, ci offre un momento teatrale assoluto. Con le parole dei poeti palestinesi ci porta nel senso pieno di ciò che è umano. A che servono i poeti in tempo di guerra? Servono a permettere allo spirito di dare senso alla vita e alla morte e ad alimentare la Speranza, perché come scrive Mario Luzzi, la poesia distrugge la lettera per ripristinare ed espandere lo spirito. Perché senza arroganza, aprono le porte del vero. Dicono la verità, ma non la proclamano, come scrive il poeta palestinese Mahmud Darwish. Andare a vedere BAYT, sarà un momento per coltivare la nostra umanità.
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Emanuela Giampiccolo
Ho assistito allo spettacolo "Bayt-La casa negata" messo in scena dalla Compagnia GoDoT. Che dire? Sempre eccellenti i testi scelti, l'interpretazione, la scenografia, tutto carico di umanità, rispetto, emozione e senso sociale per il tempo che stiamo vivendo. È bello fare conoscere al pubblico letterature prese da altre culture sofferenti ma che esistono e non vanno ignorate. L'arte ci salverà, speriamo. Grazie Compagnia GoDoT, grazie per il vostro impegno!
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Tamara Tomasi
Plauso per la compagnia GoDoT per la magistrale interpretazione di Bayt -La casa negata. Un lavoro di eccellenza artistica e coraggio civile, che merita tutti i riconoscimenti”.
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Tecla Faranda
Grazie per quello che fate e per come lo fate, sono fiera di aver partecipato In questo deserto di umanità le piccole oasi sono ancora una speranza nel futuro di questo sciagurato pianeta
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Maria Libera Amato
Federica Bisegna Sei persone in sala, ma penso che quella di ieri non sia stata solo una ‘replica speciale’, è stata una lezione di teatro e di umanità. Onore a voi, attori e compagnia GoDoT, per il coraggio di non demordere, per aver trasformato un silenzio assordante in un atto di resistenza civile potentissimo. Continuate a portare in scena questa verità scomoda. E noi, che abbiamo assistito a questo miracolo di coraggio, saremo la vostra voce. Ragusa non può perdere l’occasione di essere parte di questo risveglio. Grazie GoDoT, grazie per averci ricordato cosa significhi essere umani.
Il teatro può e deve essere un’arma di coscienza, un atto di inestimabile valore artistico e civile. Un plauso alla compagnia GoDoT per aver trasformato la Maison GoDoT in un solenne spazio di verità.
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Teresa Guarnuccio
La Compagnia Godot, come per ogni rappresentazione teatrale riesce, con magistrale interpretazione, ad incarnare il senso e l'essenza dell'uomo in tutte le sue dimensioni anche in quella più bieca e drammatica della sopraffazione, della violenza inaudita dell'uomo sull'uomo, dell'annientamento e della distruzione totale di un popolo, della sua identità, della sua terra, della sua cultura attraverso il conflitto; con "Bayt, la Casa Negata" la Compagnia Godot porta in scena l'orrore di una guerra infinita, dove tutto è raso al suolo, case, scuole, chiese, cimiteri, (nemmeno l'ultima ed eterna dimora viene risparmiata), dove i bambini fra i corpi straziati, fra le rovine, riescono comunque a sognare, a giocare con la morte,e a "Resistere"; e se è vero, come è vero, che l'arte la poesia rendono l'uomo più umano, nutrendone l'anima, suscitando empatia, speranza, avvicinandolo al suo simile in un unico respiro universale, gli attori della Compagnia Godot dando voce, attraverso la loro voce, ai poeti e agli scrittori palestinesi e israeliani, hanno "urlato" un messaggio, scuotendo le nostre coscienze sopite, distratte, impinguite dall'eccesso di consumismo e di benessere, inaridite al tal punto da considerare "normale" il male e la ferocia che ci circonda. Un sussulto ha percorso il pubblico in sala, gli applausi hanno sottolineato, ancora una volta, il meritatissimo successo di artisti superbi ed il consenso unanime di uno spettacolo che va, assolutamente, visto e vissuto. Toccante e profondo il cameo della bravissima 'artista Tiziana Bellassai.
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Mariangela Antoci
“Di solito al cinema piango dalle risate o per la commozione a seconda di ciò che guardo e a teatro spesso mi è capitato di avere la pelle d’oca, di vivere la “tensione” dello spettacolo. Ma mai mi sono commossa fino alle lacrime. Ecco stavolta sì, mi è successo. Bayt è stato necessario.Perché il teatro, la poesia palestinese non sono molto rappresentati (almeno non mi sembra in questi ultimi tempi), perché nonostante l’insicurezza (che va avanti da 80 anni) questo popolo resiste, vive e sogna. Però oggi la vita, la resistenza, i sogni sono messi a dura prova da criminali di un governo sionista (che non rappresenta il suo popolo) che ha deciso con la complicità del mondo quasi intero che ebrei ed arabi non avrebbero più potuto convivere. Siamo arrivati all’epilogo di una simil-pace che continua a seminare morte. Noi semplici cittadini non abbiamo mezzi ma abbiamo l’arma più potente: la parola. Non possiamo permetterci di stare zitti, abbiamo il dovere di continuare a tenere alta l’attenzione. Finché moriranno innocenti il mondo sarà ingiusto. Grazie Compagnia GoDoT, oggi siete stati, tutti, maestri e portatori di pace.”
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Carmelo Bracchitta
Bayt la casa negata.
Poche volte mi sono sentito mortificato come ieri sera alla maison godot. Mortificato come ragusano appassionatamente legato a quello che considero uno dei posti più belli e piacevoli. Lo spettacolo messo in scena dalla compagnia GoDoT oltre ad essere l'unico, nel nostro territorio, che affronta il dramma del popolo palestinese, si risolve con un momento di grande e assoluta tensione emotiva. La resa dei testi degli autori palestinesi ci consente di immergerci all' interno del dramma di un popolo le cui sofferenze indicibili hanno attraversato la nostra storia recente con alterni momenti di interesse. L' occasione quindi era assolutamente da non perdere visto l'indiscutibile professionalità registica e attoriale di cui la GoDot da anni da prova. Purtuttavia ieri sera eravamo presenti solo 6 dico 6 spettatori. Mi viene difficile fare ulteriori considerazioni sulla mancanza di sensibilità dei miei concittadini verso quello che, a parole, risulta un tema attualissimo e dibattuto e che poi nei fatti, quando si presenta l'occasione di approfondire ascoltando la voce dei più autorevoli autori palestinesi, registra una totale mancanza di interesse. Ho ancora negli occhi l'immagine della manifestazione pro Palestina del 3 ottobre scorso. Piena di tanti ragazzi e volti familiari. Una piazza delle poste ardente di passione per una causa giusta. Ma dove è finita quella passione? Mi sarei aspettato di poter condividere con tanti di quelle care persone con cui ci si rivede in queste occasioni, le grandi emozioni che lo spettacolo di ieri sera mi ha fatto traboccare il cuore. Invece ho dovuto costatare con immenso dispiacere una pesante indifferenza. Resto grato per questo grandissimo regalo che ho ricevuto da questa indimenticabile serata e mi rammarico per tutti quelli che hanno perso una occasione unica.
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Gianna Miceli
Desidero complimentarmi con tutta la compagnia per lo spettacolo intenso e profondamente toccante. Un lavoro coraggioso, capace di scuotere le coscienze e accarezzare l’anima. Un grazie speciale a te Federica, che con la tua interpretazione straordinaria hai dato voce, corpo e verità a emozioni che spesso restano silenziose. Mi avete profondamente emozionata, a tratti commossa. Porterò con me le parole, i silenzi, gli sguardi. Grazie per averci donato bellezza e verità.
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Alba Rosa Suriano
Federica, che posso dirti... Al momento sono ancora sopraffatta ma vi scriverò presto. Intanto grazie. Grazie a te per questa Umm Saad e questa Safiyya incredibili. Grazie a Vittorio per questo Sa'id e questo cavatore di pietra pieno di dignità.
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Dott Cardinale
Siete degli artisti che condividiate le terribili problematiche delle tremende guerre che affliggono il mondo con distacco politico e buon senso. Grazie per l' impegno culturale della vostra meritoria operosità artistica. Siete una compagnia di attori
di grande spessore intellettuale
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Piero la Terra
Un'altra bella e importante rappresentazione teatrale ci è stata offerta dalla compagnia GoDoT, nella loro Maison, domenica scorsa, "BAYT la CASA NEGATA". Bella e importante perchè l'argomento trattato, magistralmente adattato da Federica Bisegna da testi di vari autori, stavolta ha trattato la vicenda umana del popolo palestinese, vittima. da sempre, della precarietà della propria terra, della propria cultura, del proprio pensiero, della propria "casa", appunto. Il racconto è stato avvincente ed emozionante, grazie alla splendida interpretazione di tutti gli attori; Vittorio, Federica, Tiziana, Rossella, Benedetta, Alessandra, Lorenzo e Alessio (insieme a Marco, Ginevra, Leonardo, Emili, Ervjola, Maria Flavia) diretti dal grande maestro Vittorio Bonaccorso. Costumi sempre all'altezza della bravura di Federica Bisegna. Notevole (e toccante) il cammeo della splendida Tiziana Bellassai. Si replica il 12 - 13 - 14 Dicembre 2025
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