FUAD che toccava le ali alle farfalle



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“… Le farfalle sanno ciò che gli uomini non conoscono,

        per questo volano, per questo cercano i fiori…”  

L. M. Ugolini

Ci pregiamo inserire nella stagione una autrice con la quale abbiamo un lungo trascorso. Scrisse per noi il suo primo copione teatrale “Un prestigiatore molto mago”. Adesso è un’affermata scrittrice e i suoi romanzi spiccano in tutte le maggiori librerie. Una sua opera ci ha incuriosito, per il tema attualissimo che tratta e che abbiamo voluto mettere in scena proprio in occasione della giornata mondiale contro la violenza sulle donne. Abbiamo puntato ancora una volta sul talento delle nostre attrici in erba che, interpretando una storia intensa e coinvolgente, possono arrivare più facilmente al cuore dei più giovani.

“Ho scritto questo monologo che precede la scrittura del romanzo Fuad delle farfalle, edito da Splen edizioni, per lavorare, ricorrendo al rilievo gestuale della parola scenica, sul personaggio di una ragazza egiziana in cerca della madre creduta morta, colpevole nell’innocenza di un attentato organizzato dal padre e dai cugini complici degli estremisti islamici. Ciò che caratterizza Fuad e ne alimenta il dramma, è il candore, il tocco lieve delle sue dita abili a catturare le farfalle senza sciupare loro le ali, in contrasto con la crudeltà e la pesantezza di un presente di orrori. La scrittura, ricorrendo alla poesia, assume il segno tangibile di una metafora che giova a svelare il senso più profondo e impalpabile della femminilità. Ogni farfalla nasce da una metamorfosi segreta come il cambiamento che conduce ogni bambina a scoprirsi donna. Nella società araba ciò comporta l’accettazione di una condizione di sudditanza nei confronti del potere maschile, ciò che invece Fuad proclama è il bisogno di poter vivere lo slancio più vero della libertà, godere in un privato incanto della fragranza emanata dai gelsomini. Basilare in questo testo, come in ogni pagina per il teatro, è la conduzione dello spazio, dilatato dalla coralità di una lingua poetica che si fa voce nel vento, la voce di una madre che cerca la propria figlia, la voce di una figlia che insegue in quel vento le sue misteriose farfalle, uno spazio che alla fine di un percorso di narrazione ed evocazione di un passato che brucia ancora, si dissolve nell’erranza di Fuad nel deserto, spazio vuoto e nell’immaginario colmo di tutto, luogo dell’interiorità e dell’incerto che  conduce questa creatura delicatissima a trovare la certezza di un riscatto. ”

Lina Maria Ugolini