SOLD OUT il teatro della speranza



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“L'arte non deve mai tentare di farsi popolare. Il pubblico deve cercare di diventare artistico.”

Oscar Wilde

Con questo testo completiamo una trilogia dedicata al mondo del teatro e dello spettacolo in genere. I due testi precedenti sono L’attrice (cavallo di battaglia di Federica Bisegna portato in scena con grande successo anche a Roma e in Svizzera), nel quale si analizzavano in modo ironico e nel contempo dicendo verità scottanti tutti i vizi e le poche virtù del mondo degli attori, e Reliar (spettacolo di fine corso 2012/2013 del Lab Senior della Compagnia G.o.D.o.T.), che metteva in luce gli aspetti più nascosti del fare teatro, il dietro le quinte di chi aspira a fare l’attore. Questa volta ci siamo divertiti a guardare il tema dall’esterno cioè dalla parte del pubblico. Mi sono sempre chiesto se non dovessero esistere dei corsi specifici anche per fare il pubblico. Assistere ad uno spettacolo non dovrebbe essere mai un’attività passiva, al contrario gli artisti vogliono la partecipazione degli astanti ma… quella giusta. Capita invece, oggi sempre più sovente, che quella di una grossa parte del pubblico sia una partecipazione invadente, distratta e rumorosa. Federica Bisegna ha intessuto la trama di questo copione avendo la certezza che tutto quello che ha inventato non potrà mai superare la realtà. C’è anche una forte satira – per non dire denuncia – nei confronti delle figure politiche, di quelle della società perbenista fatta di signore impellicciate e ragazzi instupiditi dai social network; una sorta di bestiario umano che mi ricorda quel film ad episodi dal titolo "I mostri" di Dino Risi, dove attori straordinari come Gassman, Tognazzi, Sordi ed altri, di volta in volta si divertivano a sbeffeggiare tutte le lacune di una società malata di benessere e di mediocrità. Un testo volutamente comico perché con l’ironia si può essere spietati nei confronti di un abbrutimento del pensiero, che ha come contraltare solo i luoghi comuni e gli stereotipi dei vuoti e finti intellettuali, o i dispetti di vecchie zitelle inacidite. Purtroppo, l’unica certezza è che quelli a cui è rivolta la nostra critica non si riconosceranno mai in queste maschere e, pertanto, la qualità di quella fetta di pubblico è destinata a rimanere tale, se non a peggiorare. Per fortuna c’è stata, c’è e ci sarà sempre l’eccezione, ovvero la parte di spettatori attenti e interessati (la maggioranza di quelli che formano da dieci anni la platea di Palchi Diversi): a loro va tutta la nostra gratitudine.         

Vittorio Bonaccorso