IL BORGHESE GENTILUOMO



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“Vi garantisco che uno sciocco colto è più sciocco d'uno sciocco ignorante.”
Molière (Jean-Baptiste Molière Poquelin)

La famosissima opera-balletto Le Bourgeois gentilhomme musicata da Jean Baptiste Lully, resta uno dei più straordinari esempi di satira del costume. La parodia, indirizzata espressamente a Luigi XIV, è anche una caricatura della società di allora e di tutti i tempi: poveri e ricchi sono accomunati dalle medesime debolezze quando si tratta di sentimenti, e si comportano nello stesso identico modo quando si tratta di far prevalere i propri interessi.
In Jourdain, rozzo protagonista dell’opera, Molière identifica quella classe che sta nel mezzo, la borghesia, e che tanta parte avrà nel 19° secolo, ma che qui non ha riscatto. La linea invalicabile tra nobili e popolani non può essere oltrepassata e chi tenta di elevarsi ad un rango superiore, come cerca di fare maldestramente Jourdain, è destinato al pubblico ludibrio. Un materiale che in mano a Molière diventa esplosivo, cinico e crudele, come solo la comicità vera può esserlo.
I più importanti protagonisti delle opere di Molière hanno in comune il fatto di vivere in un mondo tutto loro, ossessionati ognuno da un diverso tarlo: la malattia per Argante, la misantropia per Alceste, l’avarizia per Arpagone, la voglia di nobiltà per Jourdain. Essi portano alle estreme conseguenze il loro “mal di vivere”, come dei bambini che cercano a tutti i costi l’attenzione degli adulti, e non si può non sentire un pizzico di tenerezza nei loro confronti: prima perché bambini (sognatori quasi), poi perché perdenti.
L’adattamento di Federica Bisegna ha sforbiciato il testo, annullando alcuni personaggi minori e sdoppiandone o accorpandone altri, per semplificare e ridurre a due gli originali cinque atti. Nella messa in scena, io ho cercato di restare quanto più fedele possibile alla struttura dell'opera, costruendo attorno ad un allampanato clown bianco-Jourdain tanti Augusto che si fanno beffa di lui, in un rapporto che ricorda il circo e, perché no? anche l'avanspettacolo.

Vittorio Bonaccorso