AMLETO PANTOMIMA AUTOPTICA - Festival Regia



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Lo spettacolo è un corto teatrale ed ha partecipato al Festival di Regia Fantasio Piccoli (al Teatro bellini di Palermo) nel 2008, aggiudicandosi la segnalazione per la massima originalità. (Attualmente il corto è inserito nello spettacolo Due biglietti per l'Amleto). Due le scelte che mi hanno guidato in questo progetto: la pantomima e l'ironia. Per quanto riguarda la prima, posso dire che non si tratta per me della scelta di un genere. Per me nel gesto si nasconde il vero senso del teatro, più che nella parola. Sembrerebbe una contraddizione, visto che stiamo trattando il testo dei testi, essenzialmente di parola, e che parola! Non lo è perché Shakespeare attua, soprattutto in quest'opera, un'invenzione straordinaria: la trasformazione della parola in azione. E se la parola in S. è azione, per un fatto di transizione, tanto più lo è in un testo dove la maggior parte delle battute sono del protagonista. Per quanto riguarda la seconda credo, senza voler essere blasfemo, che Amleto non potrebbe che essere un creatore di farse, perché ciò che è profondamente tragico nasconde in sé qualcosa di totalmente comico, e viceversa (cosa c'è di più comico e, al tempo stesso, di più beffardo della messa in scena che gli attori fanno alla presenza di Claudio?). Ho voluto puntare la mia attenzione sul travagliato rapporto di Amleto con la madre, personaggio apparentemente poco curato da Shakespeare ma che è il motore di tutta l'angoscia del figlio. Ho prelevato un elemento fondamentale di questa tragedia, e cioè la finta messa in scena degli attori chiamati da Amleto di cui parlavo prima, e mi sono divertito a farla escogitare, capovolgendola, a Gertrude per fare rinsavire il figlio. Ho osato accostare piccole citazioni da Pirandello che da Shakespeare ha preso molto, come la caduta da cavallo che appartiene ad Enrico IV. Trovo un parallelismo tra questi due personaggi: sia Amleto che Enrico IV si fingono pazzi. E nella finzione della pazzia c'è la ricerca della verità. Una ricerca finta nel caso di Amleto, perché egli sa già quale è la verità ma vuole una conferma. Per me l'autopsia rappresenta questa ricerca, fuori e dentro se stessi. In realtà si tratta di due tipi di autopsia: una è mentale, quella di Amleto che scava nella sua coscienza, e una fisica. Da questo nasce un contrasto ironico: se la verità vera è rappresentata dal fantasma del padre, e cioè da un'entità astratta, allora la verità finta starà nel suo corpo, che è quanto di più reale. A differenza di altri personaggi come Shylock de Il mercante di Venezia o Re Lear dell'omonima tragedia, per la figura di Amleto ho avuto sempre una sorta di timore reverenziale, così come credo debbano avere tutti, perché è una figura troppo alta, una sorta di sentimento religioso verso un'icona perfetta. Harold Bloom parla dell'opera di Shakespeare come "dell'invenzione dell'uomo", e questo vale ancora di più in Amleto perché non è un personaggio da interpretare, come tanti altri, ma un personaggio in "divenire".

Vittorio Bonaccorso