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Siamo ormai ad un vicolo cieco. Si sono ribaltati i parametri. Un tempo, per tutta la prima metà del ventesimo secolo, esisteva una piramide che aveva come vertice quello che, a giusto titolo, era considerato la massima espressione dello spettacolo, cioè il teatro. Seguivano in ordine la settima arte e poi la televisione. Quest’ultima, anzi, era al servizio del teatro e trasmetteva opere dei più grandi autori.
Oggi stiamo assistendo ad un totale capovolgimento di questa piramide, così come succede agli iceberg, dove il cinema sta sempre nel mezzo e il teatro agonizza, schiacciato dalla massa sovrastante. La televisione, quella dei "programmi spazzatura", ha preso il sopravvento in maniera così totalizzante da costringere il teatro a chinare il capo. Infatti, sempre più sovente, nei teatri assistiamo a spettacoli che ricalcano gli schemi più beceri della tv.
Per questo motivo, più che nella sperimentazione (a volte fine a se stessa), spesso si sente il bisogno di ricercare, in una stagione purtroppo lontana, quella fonte inesauribile che ha gettato le basi di tutto il teatro moderno, che fu di Petrolini e di quel mondo fantastico e dissacrante.
Lo spettacolo strizza l’occhio a quell’età "dell’oro" e vede sulla scena attori, musicisti, ballerine e un prestigiatore. Una frenetica passerella di gags, personaggi, macchiette e balletti che fanno rivivere anche l’atmosfera dell’avanspettacolo, in una girandola di situazioni surreali, di musica dal vivo e passerella finale al ritmo del can can.

Vittorio Bonaccorso