L'ASSOLUZIONE



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Il modo di affrontare un tema così forte, qual’è quello della confessione, può sembrare trasgressivo ed inconsueto. Abbiamo voluto mischiare le carte giocando sui ruoli fissi della rappresentazione, diventando noi stessi spettatori. Il Luogo: una chiesa, dove si susseguono figure inquietanti su cui grava pesantemente l’ombra del peccato ed il conflitto dell’animo umano, tra pentimento e bisogno di dichiarare la propria colpa; un fuoco inestinguibile che, lasciato nell’aria o sulla terra, brucia. La remissione di tale colpa è l’acqua che lo spegne. Il bisogno di confessarsi al di là della grata, setaccio di colpe indicibili, unico punto di contatto tra il sacro ed il profano, si tramuta nel bisogno di scrutare dentro si sè. Chi è delegato a pronunciare la frase "Ego te absolvo" diventa quasi un complice silenzioso, teca inviolabile del segreto in essa riposto. In questo rapporto si innesta la dialettica tra attore e pubblico. Lo spettatore diventa parte attiva, seppure silenziosa, dello spettacolo. Egli si trova al di qua dell grata, meditando su una richiesta disperata: richiesta d’assoluzione.

Vittorio Bonaccorso